Autostrade Story, puntata 1: una privatizzazione a senso unico, con vincitore già scritto

Screenshot 2019-11-28 18.30.25

Postato il MoVimento 5 Stelle ( )

Autostrade Story è la storia della concessione autostradale ottenuta dai Benetton più di 20 anni fa. Una concessione a condizioni di favore senza eguali. Il post di oggi è la prima puntata. Con questo e quelli che seguiranno andremo a ripercorrere tutte le fasi che hanno portato alla condizione in cui ci troviamo oggi, che ha consentito al concessionario di ottenere profitti mostruosi a fronte di scarsi investimenti in sicurezza. Dobbiamo ricordare come è nata questa concessione e chi sono le persone, politici e non, che ne hanno la responsabilità storica e morale. Condividete il più possibile queste informazioni. E’ tempo di cambiare.


Come si è potuti arrivare a una tragedia immane come quella del Ponte Morandi?

Dai rilievi della procura di Genova continuano a emergere particolari agghiaccianti sulla gestione lacunosa di Autostrade per l’Italia non solo del ponte, poi crollato, ma di larga parte della rete autostradale. “Gravi inadempienze e sistema di falsificazione di report e atti pubblici”: più l’inchiesta va avanti, più il quadro diventa desolante.

Di fronte a certe evidenze torniamo a chiederci: come si è arrivati a questo punto? Come è stato possibile che una holding concessionaria di beni dello Stato potesse arrivare indisturbata a tale livello di incuria? Perché nessuno si è mai opposto agli appetiti di un gruppo finanziario che puntava al mero profitto?

Per rispondere a certe domande, bisogna ripercorrere la storia dall’inizio e riviverla a puntate. Partendo proprio da quegli anni ’90 in cui scattò una vera e propria rivoluzione nella storia delle autostrade italiane.

E’ il 1993 quando una legge stabilisce che le concessionarie autostradali non devono più essere necessariamente a maggioranza pubblica. Così, negli anni seguenti, attraverso una serie di delibere del Cipe, inizia l’inesorabile processo che avrebbe portato alla privatizzazione delle autostrade italiane. E successivamente, alle regalìe con tanto di coccarda alla famiglia Benetton.

Nel 1997, il concedente (Anas) e il concessionario (Società Autostrade, allora sotto il controllo pubblico dell’Iri) stipulano una nuova convenzione che sposta le scadenze vent’anni più in là (dal 2018 al 2038): questo nuovo “patto” si rivelerà il trampolino di lancio per il passaggio dal pubblico al privato.

Passaggio che si consuma nel 1999, anno dell’inizio della grande abbuffata per la galassia finanziaria dei Benetton, ingolosita dall’affare avendo già investito in Autogrill. Tra gli asset che Iri decide definitivamente di privatizzare, c’è appunto quello delle autostrade. Con il beneplacito della politica di allora, si consuma un capolavoro di quel capitalismo di relazione che marchia a fuoco la finanza di quegli anni.

Viene di fatto imbastita una “non gara” che porta la cordata Schemaventotto Spa, capeggiata proprio dai Benetton, ad avere la strada spianata di fronte ai grandi investitori stranieri, che infatti non si presentano nemmeno, eccezion fatta per un gruppo australiano Macquarie, chiamato a fare la vittima sacrificale. Con poco più di 6mila miliardi di lire, la famiglia veneta si assicura una vacca da mungere che le frutterà un’autentica fortuna nei vent’anni successivi.

Ma c’è un particolare non trascurabile. Con quel passaggio di mano non viene istituito un regolatore indipendente chiamato a vigilare sull’attuazione degli investimenti e sui livelli di sicurezza della rete autostradale.

Autostrade Spa, da società pubblica, aveva sempre controllato sé stessa. Nel 1999 viene privatizzata, ma il regime di controlli rimane quello di prima. Nasce da lì lo scenario nefasto di incuria che ci viene raccontato dalle cronache giudiziarie di oggi.

Il Team del Futuro ti aspetta: presenta il tuo progetto fino al 1 dicembre!

Screenshot 2019-11-28 18.22.38

Postato il MoVimento 5 Stelle ( )

Durante l’ultima edizione di Italia 5 Stelle, il nostro Capo Politico Luigi Di Maio ha annunciato  la partenza della nuova organizzazione nazionale del MoVimento 5 Stelle, attraverso il Team del Futuro.

Il Team del Futuro è la nuova modalità di organizzazione del MoVimento 5 Stelle, composta da 12 facilitatori tematici che, insieme al proprio team, si occuperanno di supportare il Capo Politico.

Ogni squadra del Team del Futuro è composta, oltre che dal facilitatore, anche da 8 persone di cui: almeno un consigliere municipale e/o comunale, un consigliere regionale ed un parlamentare nazionale e/o europarlamentare europeo.

Ogni facilitatore insieme alla sua squadra, avrà il compito di ascoltare le istanze provenienti dal basso inerenti la propria area tematica, trasformandole in attività di organizzazione di eventi, momenti di formazione, comunicazioni, ecc da realizzare sui territori. Al centro di questa nuova organizzazione del Movimento 5 Stelle ci saranno proprio i progetti e le idee proposte dagli iscritti.

COME POSSO PARTECIPARE?

  • Crea il profilo Attivista: per partecipare al Team del Futuro, devi prima di tutto compilare il tuo Profilo Attivista.
  • Cerca i componenti del tuo team: successivamente, se intendi candidarti come “facilitatore tematico” potrai ricercare altri iscritti per coinvolgerli nel tuo team.
  • Presenta un progetto: per partecipare, ogni candidato facilitatore dovrà presentare un piano operativo (progetto) che descriva nel dettaglio le modalità attraverso cui intende strutturare l’organizzazione del MoVimento rispetto al proprio ambito tematico e il processo di integrazione che dal basso (dai comuni alle regioni) arriverà fino agli scranni del Governo. Per presentare il tuo progetto, vai ora sulla nuova funzione Open Progetto di Rousseau e segui tutte le indicazioni contenute nelle F.A.Q.
  • Promuovi il progetto sui territori: è importante pubblicizzare i progetti sui territori. In questa sezione è presente l’elenco di tutti gli eventi di presentazione organizzati sul territorio italiano. Clicca QUI per scoprire gli eventi più vicini a te e partecipa!

Leggi con attenzione anche il Regolamento di candidatura del Team del Futuro.

Ti ricordiamo che il termine per la presentazione dei progetti è il 1 dicembre 2019.

Non attendere oltre. Il Team del Futuro ti aspetta!

Oggi si vota sulla pausa elettorale per la preparazione degli Stati Generali

Screenshot 2019-11-21 12.17.39

Dalle ore 12 alle ore 20 di oggi, giovedì 21 novembre, gli iscritti del MoVimento 5 Stelle sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per decidere se il MoVimento 5 Stelle debba osservare una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati Generali evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria.

Votando SI, l’iscritto sceglie di effettuare la pausa elettorale non partecipando alle suddette elezioni.
Votando NO, l’iscritto sceglie di non effettuare la pausa elettorale partecipando alle suddette elezioni.

  • Si precisa che potranno votare solo gli iscritti da almeno sei mesi, con documento certificato, come da Statuto.
  • Ciascun iscritto può verificare il proprio stato di iscrizione facendo login e controllando il bollino colorato accanto al nome (in alto a destra): se il bollino è verde l’utente è certificato e abilitato al voto.
  • Se non ricordassi la password per fare login, puoi impostare la nuova password da qui.
  • La regolarità della votazione sarà certificata da notaio, e i risultati saranno depositati presso due notai.

Ti ricordiamo che nel caso avessi bisogno di supporto puoi consultare la pagina di FAQ su Rousseau. Nel caso non trovassi risposta alle tue domande puoi scriverci a supporto@movimento5stelle.it o mandare un messaggio sulla pagina Facebook.

CLICCA QUI E VOTA SUBITO

Gli Stati Generali del MoVimento 5 Stelle

Screenshot 2019-11-21 12.13.24

Sono passati dieci anni da quando il MoVimento 5 Stelle esiste. Dieci anni e la politica italiana si è radicalmente trasformata. Prima con una quasi inedita, penetrante e incessante opposizione ai Governi in carica. Una certosina operazione di smantellamento di privilegi e meccanismi di autoconservazione del potere, attraverso la denuncia e insieme l’esempio di sobrietà e servizio incondizionato.

Poi, nel 2018, la svolta: il MoVimento 5 Stelle è la forza politica che ottiene più voti. Finalmente può fare ciò per cui è nato, andare al Governo di questo Paese e cambiarlo. Il Reddito di Cittadinanza, una seria normativa anticorruzione, il taglio dei vitalizi dei parlamentari, il taglio storico dei parlamentari. Le parole guerriere sono diventate Leggi dello Stato.

Oggi abbiamo bisogno di nuove parole guerriere, di nuovi obbiettivi, di progetti da realizzare. Va tracciata la nuova traiettoria da seguire e va messa alla prova la nuova organizzazione del MoVimento 5 Stelle.

Da tempo stiamo lavorando alla creazione del team del futuro e tra meno di un mese ci saranno 12 facilitatori per altrettante aree tematiche e 6 facilitatori per la parte organizzativa.  A loro sarà affidato il compito di raccogliere idee e progetti tra tutti gli iscritti e i cittadini di buona volontà e realizzare una sintesi perché il MoVimento 5 Stelle possa realizzarli. Per tre mesi il team del futuro si dedicherà alla raccolta e alla valutazione di questi progetti che saranno presentati, discussi ed elaborati a marzo a un grande evento nazionale: gli Stati Generali del MoVimento.

Lì uniremo tutti questi progetti come dei puntini e il disegno che ne verrà fuori sarà il nostro piano decennale per l’Italia. Sarà il tempo e il luogo in cui il Movimento rinascerà, anche battezzando in quella sede una nuova Carta dei Valori. Rinascerà e sarà capace di guardare oltre e guardare lontano, guardarsi dentro e guardare fuori. Sarà in grado di ascoltare e di ascoltarsi a fondo, per tramutare in realtà ciò che ha visto e ciò che ha ascoltato.

Tutto quello che possiamo immaginare possiamo farlo e abbiamo il dovere e il diritto di immaginare un’Italia radicalmente diversa. Non è una sfida facile. È misurarci con una visione dell’Italia da qui ai prossimi 20 anni. Ci troviamo di fronte alla sfida più difficile che abbiamo mai affrontato. Per questo abbiamo bisogno del sostegno e del supporto di tutti, oggi più che mai.

Se dieci anni fa abbiamo avuto la capacità di superare il modello partitico novecentesco e proporre una alternativa moderna ed efficiente, oggi siamo chiamati a superare noi stessi, la stessa forma che la nostra creatura ha assunto. Siamo in evoluzione continua e quello che faremo insieme è solo un altro passo avanti. Il MoVimento cambierà ancora e tra dieci anni ci saranno nuove parole guerriere e nuovi contributi.

Dobbiamo dedicarci al massimo a questo progetto. I nostri portavoce in parlamento e al governo hanno la responsabilità di realizzare il programma che abbiamo presentato alle politiche del 2018. Tutti gli altri eletti di lavorare nelle istituzioni, i nostri Sindaci di rilanciare le città, ognuno di noi ha la responsabilità di immaginare il futuro e di disegnare il prossimo programma da realizzare.

Ci siamo confrontati. Abbiamo consultato le persone che portano dalla prima ora sulle spalle questo Movimento, e tutti concordano che serva un momento di riflessione, di standby. Ma decidiamo insieme.

È quindi anche il momento di chiederci se questa grande mobilitazione di crescita e rigenerazione sia compatibile con le attività elettorali. Per questo motivo abbiamo deciso di sottoporre agli iscritti la decisione riguardante la partecipazione alle imminenti elezioni regionali in Emilia – Romagna e in Calabria.

Partecipare alle elezioni richiede uno sforzo organizzativo, anche nazionale, e di concentrazione altissimo. Ciascuno di noi deve interrogarsi, con la massima responsabilità, sul contributo che sente di dare nei prossimi mesi, su dove sente più giusto che i suoi portavoce dirigano il proprio impegno.

Deve chiedersi se pensa che siamo capaci, tutti insieme, in un grande lavoro di rete di condivisione e divisione degli incarichi, di essere utilmente presenti su diversi fronti. Qualsiasi cosa sceglieremo, la affronteremo come sempre con tutta la dedizione di cui siamo capaci.

A noi la scelta. Le votazioni si apriranno alle 12 di domani e si chiuderanno alle 20.

Cosa ha fatto la Raggi a Roma?”

“Cosa ha fatto la Raggi a Roma?” La domanda più ricorrente nei circoli dei detrattori romani. Detto, fatto! Ecco un sito in cui sono presenti gli obiettivi raggiunti nel triennio 2016-2019.

http://www.cosefatte.it

Un elenco, in continuo aggiornamento, che certifica l’enorme lavoro che l’amministrazione di Virginia Raggi ha svolto da sola contro tutti.

Pochi ne parlano, non sono notizie che troverete sulle prime pagine dei giornali, per questo molti non conoscono tutto quello che è stato realizzato.  Si sa, i successi non fanno notizia…

Aiutiamo a diffondere in rete questo prezioso documento:

http://www.cosefatte.it

Siete tutti invitati a partecipare: assessori, presidenti, consiglieri, simpatizzanti, cittadini. Per integrare l’elenco basta inviare un messaggio a info@cosefatte.it

Passate parola romani…e non solo!

Obiettivo “Green New Deal”: una crescita economica alleata dell’Ambiente

 

Ciao a tutti! Per me è un grande onore guidare il Ministero dello Sviluppo Economico e lo voglio fare con grande umiltà e molta determinazione. La determinazione mi viene soprattutto da una consapevolezza: il fatto di avere oggi un’occasione storica, non solo imprenditoriale ed economica, ma anche di cambiamento culturale. Mi riferisco al modo di considerare l’ambiente. Finora l’ambiente per un’impresa è stato o un limite o una serie di ostacoli burocratici o molto spesso è stato la vittima sacrificale di un certo modo di fare sviluppo economico. Le conseguenze purtroppo le conosciamo bene: le respirano i nostri figli, le mangiamo sulle nostre tavole e le subiamo a livello mondiale. Oggi è il momento non più rinviabile di pensare che l’ambiente non può più essere un limite o una vittima o qualcosa da salvare in un momento di emergenza drammatica, oggi ambiente è e deve essere il nostro alleato, alleato anche nel fare impresa. L’ambiente è di fatto un’occasione straordinaria di sviluppo economico.

Saremo noi a prenderci il compito di fare in modo che questa trasformazione si realizzi, una trasformazione che il MoVimento 5 Stelle ha sempre avuto ben chiara fin dalla sua nascita. Agiremo su due pilastri: a livello europeo vogliamo ottenere una green-rule. Che cosa significa? Vogliamo fare in modo che gli investimenti sull’ambiente siano finalmente scorporati dal deficit degli Stati, perché finora non è stato così. I Paesi virtuosi, quelli che investono per fermare il cambiamento del clima e per creare posti di lavoro con le tecnologie verdi e rispettosi dell’ambiente in cui viviamo, devono poterlo fare senza vincoli. In questo modo creeremo decine di migliaia di posti di lavoro e un percorso di crescita economica sì, ma che è alleata e non nemica dell’ambiente. A livello italiano dal Ministero dello Sviluppo Economico vogliamo gettare le basi per la realizzazione del cosiddetto green new deal. Che cos’è? È un modo di intendere la politica imprenditoriale ed economica che non subisce l’ambiente, ma lo rispetta come opportunità. È una trasformazione che non deve provocare nessuno choc alle nostre imprese, che sono la spina dorsale del nostro Paese.

Ascolteremo le aziende, le loro esperienze e la loro sensibilità. Saremo il loro primo alleato e faremo assieme a loro i primi passi verso questa evoluzione. Il percorso è tracciato: le energie rinnovabili per noi non dovranno più essere un settore di nicchia dell’economia italiana, ma devono diventare un settore protagonista. Dobbiamo evitare gli sprechi di energia e quindi di denaro nel riscaldare gli edifici d’inverno e raffreddarli in estate e lo possiamo fare avviando la ristrutturazione di ciò che già esiste. Economia circolare come modello del futuro. Che cos’è l’economia circolare? È quel modello per cui niente viene sprecato, niente torna alla natura come rifiuto inquinante, ma tutto ridiventa nuova risorsa. Perché le immagini dell’isola di plastica che galleggia nel Pacifico e grande tre volte la Francia non le vogliamo più vedere. Vogliamo uscire da un’economia obsoleta basata sul carbone, accompagnando le aziende nella transizione. L’obiettivo non è solo quello di proteggere il nostro pianeta, che oggi più che mai rischia di ritrovarsi sull’orlo del baratro, ma anche quello di crescere come Paese e, perché no, diventare un esempio da seguire in Europa e nel mondo intero. L’obiettivo è quello di creare migliaia di posti di lavoro, di far guadagnare di più le imprese esistenti e di permettere che ne sorgano di nuove. Insomma di creare un nuovo inizio con una nuova forza, l’ambiente. Non dobbiamo spaventarci delle sfide, anzi, dobbiamo guardare con fiducia e continuare a sognare in grande oggi più che mai.

Il MoVimento 5 Stelle è visione e questa visione è il futuro sostenibile che vogliamo costruire per i nostri figli. È un progetto di comunità. Troppe volte siamo stati obbligati a scegliere tra posti di lavoro e inquinamento, tra crescita e consumo del suolo, tra sviluppo economico e tutela dell’ambiente. Adesso è il momento di dire basta, perché un altro modo di fare è possibile e noi lo renderemo possibile.

Parte oggi il tour #iosonoplasticfree nella provincia di Caserta.

Screenshot 2019-11-10 10.29.05

544 mila abitanti, 40 comuni coinvolti, 6 mila borracce in alluminio da consegnare.

Un tour de force contro la plastica che coinvolgerà uno dei territori più vasti del Paese. L’evento rappresenterà un’occasione per distribuire materiale informativo sulla Legge Salvamare e per parlare del nostro Patto per l’Ambiente: il Green New Deal.

Una serie di eventi che coinvolgeranno adulti e bambini e che mira a sensibilizzare sull’utilizzo di materiali eco-compatibili e sul non utilizzo di plastica monouso.

Ecco le città coinvolte:
Ailano, Alife, Bellona, Casapulla, Macerata Campania, Portico, San Prisco, Recale, Frignano, Aversa, Trentola, Santa Maria a Vico, S. Marcellino. Santa Maria Capua Vetere, Cesa, Casal di Principe, Castel Volturno, Parete, Orta di Atella, Villa Literno, Sessa Aurunca, Mondragone, Casagiove,Vitulazio, Succivo, Sant’Arpino, Lusciano, Cancello Arnone, San Felice a Cancello, Pietramelara, Riardo, Baia, Caianello, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, Roccaromana,
San Nicola La Strada, Casapesenna, Piana di Monte Verna, Maddaloni.

Trasparenza sul vizietto dei partiti

Screenshot 2019-11-10 10.23.41Postato il MoVimento 5 Stelle

Soldi e partiti sono un binomio micidiale che ha segnato le peggiori pagine della storia della nostra Repubblica.

Un “vizietto” che i partiti non hanno mai abbandonato, nonostante le stangate arrivate in diverse fasi della storia d’Italia. Senza tornare ai tempi di “mani pulite”, basta guardare all’ultimo lustro in cui i partiti si sono mossi come della holding, società a scopo di lucro che hanno investito in immobili, finanza, perfino pietre preziose. E a farne le spese, alla fine, sono i cittadini, perché tutto a inizio dai fondi pubblici.

Da ultimo sul caso “Moscopoli” da Salvini ancora nessun segnale di vita. Il suo quasi omonimo Savoini improvvisamente diventa uno sconosciuto, uno incontrato per caso, ma che si spendeva il suo nome in operazioni che sembrano avere certamente delle ombre, altrimenti la magistratura non starebbe indagando. Ma, a parte qualche battuta da (ultima) spiaggia, a tutte le legittime domande che sono emerse in questi mesi il “Capitano coraggioso” ha replicato battendo in ritirata, omettendo, dando risposte a mezza bocca.

Gli sono state chieste risposte in una sede quanto mai opportuna quale quella del Parlamento italiano quando era ministro, ma lui non si è neanche presentato come sarebbe stato suo dovere, figuriamoci ora. Eppure continuano a venire fuori questioni legate a denaro e partiti, ultima l’acquisto di un bond di 300 mila euro di Arcelor Mittal. Ma cosa diavolo c’entra un partito con i bond? La Costituzione ci dice che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Concorrere alla politica nazionale, non alla finanza internazionale.

Per cui ben venga il disegno di legge d’istituzione di una Commissione d’inchiesta su “Moscopoli” ma facciamo anche di più, guardiamo a tutti i fondi di tutti i partiti. In questo modo non solo toglieremo qualunque alibi alla Lega, ma daremo dimostrazione ai cittadini italiani che i partiti non hanno paura di farsi guardare nelle tasche e che rispettano il principio di trasparenza.

Chi non ha fatto nulla di male, non ha nulla da temere.

Professor Conte, i miei complimenti!

Screenshot 2019-11-09 11.57.09

Franco Caminiti) – Forse il professor Giuseppe Conte è sceso coi piedi per terra. L’ha dimostrato con un gesto di coraggio. Di coraggio vero, perché mescolarsi agli operai Ilva, voglio dire ‘fra loro’ non da un palco magari sollevato e protetto, non era semplice. C’era un rischio reale (ricordate la statuetta sui denti di Berlusconi?), un rischio reale e fisico. Eppure Conte si è mescolato fra gli operai. Bravo! Ho detto è sceso coi piedi per terra, proprio così, con la frase “non ho la soluzione in tasca”. Non era questa la sua posizione qualche giorno fa, quando invece era convinto, e voleva convincere gli italiani che avremmo ‘inchiodato Arcelor-Mittal’ alle loro responsabilità. Come se il più grande produttore d’acciaio del mondo non avesse buoni avvocati a valutare le azioni prima di intraprenderle. 7 ne hanno messi in campo, dicesi ‘7’ avvocati, di quelli da centomila euro al giorno! L’ho scritto quasi subito che Conte avrebbe perso la battaglia con Mittal; se ne è reso conto.

Chi sembra ancora vagare nelle nuvole è il viceministro Stefano Buffagni, il quale, ancora ieri, in un video su Facebook, riferito a Mittal, sbraitava: gliela faremo pagare cara!. Sbagliare ‘a caldo’, subito dopo la decisione di Arcelor-Mittal, sarebbe anche comprensibile, (non perdonabile), ma dopo aver compresa la situazione i toni avrebbero dovuto modificarsi. Invece Buffagni in questi ultimi giorni sembra essere vissuto ‘altrove’.

Avrei voluto vedere una delegazione di politici che piazza una tenda all’Ilva e ci sta fino a quando non si risolve il problema. Deputati e senatori che vivono, mangiano e dormono, nei banchetti davanti all’Ilva, per provare cosa vuol dire respirare l’aria ricca di polvere di ferro, l’aria che uccide la gente, e adesso anche l’aria di disperazione. No, nessuno ci è andato. Ci è andato Conte, l’unico che, se andiamo a ben vedere, in questa vicenda non ha nessuna, proprio nessuna, colpa. Anzi, ha anche tentato di metterci una pezza ripristinando le clausole di garanzia dette ‘scudo penale’. Ma i 5 Stelle si sono opposti in Parlamento, capitanati da Barbara Lezzi, che forse avrà pensato di farsi così la campagna immagine per la sua candidatura a Presidente della Regione Puglia. E forse, insidiare anche il ruolo di Di Maio in seno al Movimento. Nella vicenda Ilva di Taranto, nessuno può tirarsi fuori, nessun partito, perché tutti c’erano, in un modo o nell’altro, sin dai tempi dei Riva. Sì, uno può dire ‘io non c’entro in questo problema’, uno solo, ed è Giuseppe Conte. E’ una realtà, dimostrata ampiamente dal fatto che solo Conte ha avuto il coraggio, e la coscienza pulita, di andare ad abbracciare gli operai disperati di Taranto.

In tanti che mi seguono, e che spesso mi attaccano, mi hanno tante volte detto ‘quando dirai bene di Giuseppe Conte?’. Ecco, è il momento di dire, senza timore di smentite: “Bravo Presidente Conte!”

Dai diamanti ai bond di Arcelor Mittal. Per la Lega #PrimaLeMultinazionali

 

Dai diamanti in Tanzania ai bond di Arcelor Mittal.

Salvini che si dice, a parole, contro l’Europa delle banche, dovrebbe spiegarci perché il suo partito avrebbe investito, a scopo di lucro, 300 mila euro in obbligazioni dell’azienda franco-indiana che ha acquistato l’Ilva e che ora minaccia di recedere, unilateralmente, dal contratto firmato con lo Stato.

Infatti, quella stessa Lega, a parole sovranista, che chiede di reintrodurre l’immunità penale per Arcelor Mittal, secondo diversi organi di stampa, avrebbe investito 300 mila euro proprio in un bond corporate di Arcelor Mittal. Cioè dice di essere dalla parte dei cittadini, dei lavoratori, contro i poteri forti, ma investe soldi in obbligazioni di multinazionali straniere.

Da “prima gli italiani!” a “prima i franco-indiani”, in questo caso. A parole fa finta di combattere l’Europa “serva di banche e multinazionali”, salvo poi schierarsi sempre dalla parte di quest’ultime. È forse per questo che la Lega, invece di prendersela con la multinazionale franco-indiana, e difendere i lavoratori come sta facendo l’esecutivo, si è scagliata contro il Governo? Salvini scappa e non risponde, come sempre, come ieri mattina, a precisa domanda, dice di chiedere all’amministratore della Lega su questi investimenti. Quindi investono a sua insaputa i soldi del partito?

È chiaro, quindi, il motivo per cui l’ex sottosegretario leghista al Mise, Edoardo Rixi, dimessosi per lo scandalo delle spese pazze in Liguria, si spendesse così tanto per Arcelor. Ed è curioso che Arcelor, a luglio del 2018, assunse come capo comunicazione proprio l’ex portavoce di un leghista d’annata, Roberto Maroni. Insomma fra l’azienda franco-indiana e la Lega ci sono molti rapporti e molti contatti. E chissà cosa avrà detto loro Salvini, da vicepremier, quando ha incontrato i vertici di Arcelor Mittal. Forse si è passati da prima i lavoratori a prima gli investimenti, quelli del partito verde.

Ma la domanda è: ritenete normale che la Lega, come emerge dalle inchieste, investa soldi pubblici (ricordate i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali con i quali acquistarono diamanti in Tanzania), non solo su obbligazioni Arcelor Mittal, ma anche su alcune delle più famose banche e multinazionali, come l’americana General Electric, la spagnola Gas Natural, le italiane Mediobanca, Enel, Telecom e Intesa Sanpaolo?

Non c’è un macroscopico conflitto d’interessi se parliamo di un partito che è in Parlamento e che dovrebbe tutelare gli interessi degli italiani?